I baffi

L.H.O.O.Q., Duchamp, 1919.

«Mamma, mamma!»

Il fiato si spezza in gola per l’agitazione. E anche l’emozione.

«Mamma! Dove sei?»

Marco è trafelato. Sta correndo per i lunghi corridoi di casa da almeno cinque minuti, che a lui sono sembrati un’eternità. Il bambino ha lo sguardo vivido, attento. Sembra ci sia qualcosa che lo ecciti, ma allo stesso tempo lo spaventi. Per questo ha bisogno della sua mamma, deve assolutamente trovarla.

“Era qui prima” pensa fra sé e sé.

Guarda dentro ogni stanza del reparto notte, compresi i due bagni e le docce; è come se stesse sfogliando un libro di fiabe illustrato alla ricerca di quel disegno, tanto vivido nella testa, che si ricorda essere lì da qualche parte, ma che non trova.

Poi d’improvviso sente un rumore. Proviene dal piano terra.

«Mamma, sei tu?»

Incerto, con passo felpato, si avvicina alle scale, e piano piano sporge il cespuglio di capelli biondi tra due sbarre della ringhiera. È curioso, ma anche un po’ incerto. Sarà la mamma? E se anche fosse, come reagirebbe alla strana novità che ha in serbo per lei? Marco è più preoccupato per per la seconda ipotesi, piuttosto che per la prima.

Svelto scende le scale e raggiunge la cucina: non c’è nessuno, infatti il suono di coperte sbattute viene da fuori.

Ecco che con uno scatto da atleta il bambino è già in giardino, dove finalmente trova il “disegno” tanto bramato.

«Mamma! Ti ho trovata! Perché non mi rispondi?»

Una donna giovane, con capelli chiari e occhi come la terra, si volta verso la piccola e dolce creatura che le sta accanto: Marco ha solo quattro anni. Per accarezzargli il volto o baciarlo sulle guance tutti si chinano su di lui, non tanto perché sia ancora molto piccolo: lo fanno per vedere se quel bambino è davvero così bello come sembra.

«Amore, ciao» risponde con un sorriso soave la donna.

«Non sentivo perché ero qui fuori a stendere i panni.»

Il bambino la guarda mentre proferisce queste parole, e una volta compreso l’accaduto, si gonfia il petto per prepararsi a parlare.

«Mamma devo dirti una cosa.»

«È successo qualcosa?» chiede la madre. Un’ombra leggera è calata sul suo volto.

«Si mamma. Così così» dice Marco inclinando piano la testa prima a destra e poi a sinistra. Poi prosegue:

«Non capisco se è una cosa brutta o una cosa bella.»

La madre del bambino inizia a mostrarsi visibilmente preoccupata. Guarda il suo piccolo angioletto, e cerca di decifrare dal suo volto cosa possa essere successo di tanto grave. Lo nota tutto sudato. La preoccupazione sale.

«Amore dì tutto alla mamma, non aver paura.»

Marco prende ancora un grosso respiro, gonfiandosi tutto: quel gesto, oltre a tranquillizzarlo, lo fa sentire più grande.

«Prima, quando ero a mangiare dai nonni, la nonna è andata in bagno a lavarsi le mani.»

«Sì, e poi?» lo incita la madre sorridendo rassicurante.

«E poi è tornata dal bagno tutta rossa» dice concitato Marco, «e ha detto che deve andare da una persona perché deve tagliare…» si ferma incerto sulle parole giuste da dire. Ha paura per la mamma.

«Deve tagliare cosa amore?» chiede la donna, che nel frattempo si era inginocchiata davanti al piccolo, e aveva appoggiato le proprie mani sulle sue braccina.

«Amore, cosa deve tagliarsi la nonna?».

Il bambino tace. È impacciato. La gola gli si è completamente seccata, non sa cosa deglutire e come bagnarsi la bocca. Si fa però coraggio, e continua.

«La nonna ha detto che deve andare a tagliare i baffi perché sono troppo lunghi.»

Marco dice la frase tutta d’un fiato. Ora è più sereno, si è tolto un grosso peso. Però è ancora preoccupato per la sua mamma, che invece inaspettatamente gli lancia un sorriso smagliante e lo bacia sulla guancia.

«Amore, sì, adesso ho capito. La nonna deve andare da una signora, che si chiama estetista, che le toglierà i baffi che le sono cresciuti tanto e non le piacciono.»

La donna è ora rilassata. “Mamma infatti non mi aveva riferito niente di urgente da fare” dice fra sé, comprendendo che infatti di urgente non c’era nulla, solo un innocuo appuntamento dall’estetista da prenotare.

Tuttavia il piccolo Marco non è tranquillo. Non capisce come possa essere così contenta la mamma per una notizia del genere, addirittura si era immaginato un suo possibile svenimento. Invece niente.

«Marco tesoro, cos’hai ora? Mi sembri agitato» gli chiede la mamma, accortasi dei sommovimenti interiori del figlio.

«Sono confuso» dice il piccolo grattandosi la testa.

«E perché?»

«Per due cose grandi» risponde Marco tutto impettito, intendendo ‘importanti’ quando dice ‘grandi’.

La madre lo guarda affascinata, e soprattutto incuriosita di scoprire cosa quella piccola mente possa avere creato e immaginato.

«La prima è che la nonna non deve andare da quella signora là. Deve andare dal barbiere del nonno che è bravo e sa che è bravo e che non sbaglia.»

La mamma lo guarda con due grandi occhi spalancati. È stupita e divertita da quell’affermazione insolita, e ancor più è incuriosita di scoprire dove il figlio voglia arrivare.

«E non so perché tu sei così contenta adesso.»

«E perché amore non dovrei essere contenta?»

«Perché la nonna sta diventando come il nonno,

la nonna sta diventando un uomo!

E mamma, io non voglio due nonni, ma voglio sempre anche la nonna!»

Dice così gridando il piccolo Marco e scoppiando in un pianto liberatore fra le braccia della mamma, che lo stringe a sé e lo consola. E che non può fare a meno di ridere e ridere.

E ancora ridere.

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