Essere figli, essere madri

Succede sempre, succede a tutti, o solo ad alcuni di noi?
Perché i genitori, come ho potuto constatare personalmente, sono meno apprensivi con eventuali figli di sesso maschile? Forse ritengono che le “femmine” non siano in grado di badare a sé stesse allo stesso modo dei “maschietti”?

Mi è già difficile accettare che tra pochi anni il decimale della mia età si trasformerà in un ineludibile “3” – con questa affermazione non intendo ferire nessuno di coloro che abbia già oltrepassato la terza decade–; eppure, come se non bastasse, arriva lo zampino di mia madre che, ancor oggi, mi fa sentire una ragazzina appena entrata nella pubertà. Perché?

Ragazza che pensa

Fra poco conseguirò la laurea – la seconda –, il mondo del lavoro mi aprirà le porte – così spero –, ho in programma di andare a vivere fuori casa e, in un futuro non troppo lontano – impiego permettendo –, sposarmi e avere dei figli. In tutto questo, mia mamma ancora indugia a trattarmi da adulta, facendomi spesso sentire la prima giovincella inesperta del mondo, con due storie d’amore serie e sbagliate alle spalle, dalle quali, secondo lei, sarei uscita indenne solo per pura fortuna. Colpendo direttamente la mia capacità di discernimento e il sesto senso che, finora, mi ha accompagnata sempre nella direzione giusta, mi sono sentita ferita nel profondo, incompresa dall’unica persona che pensavo avesse ben chiaro chi fossi.

Alcune domande mi sorgono spontanee: mia madre – e immagino non solo – si comporta così perché mi conosce meglio di chiunque altro, fino a prevedere le mie sconfitte, oppure semplicemente non vuole scoprire la persona che ha di fronte? Fatica forse a considerarmi una donna alle soglie dell’indipendenza tanto bramata, perché soffre all’idea – del tutto infondata – di perdermi in futuro?

Forse, semplicemente, non so ancora cosa significhi davvero essere madri: la paura di un eventuale fallimento nel crescere un figlio, e di vederlo da un momento all’altro capitolare negli ostacoli della vita.

Forse, quando diventerò mamma, potrò veramente sapere com’è avere un bambino – il mio bambino –, vederlo diventare adulto, stargli accanto nei momenti di sconfitta e di lacrime, con il cuore che piange per lui, accanto al suo.

Forse, quando ci sarò dentro fino al collo, riuscirò a capire veramente cosa si prova nell’accettare l’indipendenza e l’inevitabile distacco del “sangue del mio sangue”.

E forse, solo in tutto questo vivere, imparerò a fare i conti con un innegabile dato di fatto: essere madre lo è per sempre, anche quando i figli avranno 40, 50, 60 anni e oltre, anche nel momento in cui lavoreranno e, se vorranno, avranno figli loro.

Madri si diventa e, quando accade, lo si è per tutta la vita.

Madre e figlio

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Un pensiero su “Essere figli, essere madri

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